Province
03/12/2013

Alptransit, la sfida italiana

La Svizzera sta giocano tutte le se carte per spostare il traffico merci dalla strada alla ferrovia. E lo sta facendo non solo con investimenti colossali (la galleria di base del Gottardo costerà più di 16 miliardi di franchi), ma anche con una strategia che vuol coniugare efficienza a economicità.

Per l’Italia le scelte della vicina Confederazione appaiono una grande opportunità. Lo hanno messo in risalto due convegni tenuti nei giorni scorsi a Varese e a Luino per iniziativa delle due Camere di Commercio, quella di Varese e quella svizzera in Italia. Alla base degli interventi e dei dibattiti uno studio dell’Università Bocconi, coordinato dal prof. Lanfranco Senn, studio in cui si dimostra con estrema chiarezza come l’apertura della nuova trasversale alpina potrà comportare forti benefici per l’economia italiana sia in termini di riduzione dei costi, sia in termini di creazione dei posti di lavoro: direttamente, nelle infrastrutture logistiche collegati e indirettamente, favorendo la competitività delle imprese in generale.

Ma l’Italia deve rendere effettivi gli interventi di ammodernamento delle linee, in particolare la Milano- Chiasso e la Gallarate-Luino. Si tratta di opere necessarie per permettere alle linee attuali di far passare convogli fino ai 4 metri di altezza, in particolare il trasporto combinato dei Tir su ferrovia, e lunghi fino a 750 metri (rispetto alle attuali lunghezze che non superano i 500 metri): è necessario quindi allargare le gallerie, particolarmente frequenti nel tracciato tra Laveno e il confine svizzero, e allungare i binari di interscambio dato che la linea del lago Maggiore è a binario unico. La Svizzera è preoccupata del fatto che all’apertura dell’Alptransit, prevista per il 2016, le linee italiane restino inadeguate ad ospitare la crescita del traffico merci. E per questo il Governo ha deciso, con una scelta sicuramente irrituale, di finanziare direttamente gli interventi da eseguire in Italia per un valore di 150 milioni di euro.

Ma per avere questo finanziamento l’Italia deve impegnarsi ad eseguire rapidamente le opere necessarie. I soldi, una volta tanto ci sono: il difficile, come sempre, è mettere d’accordo Stato, Rete ferroviaria, regioni, province, comuni e tutti gli enti a questi collegati.

Gianfranco Fabi
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