Province
22/10/2013

Completare il mercato unico digitale

Signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato la Sua ampia ed esauriente relazione della quale mi limiterò a sottolineare qualche aspetto. E’ ormai una consuetudine incontrarci in quest’aula a dibattere sulle posizioni che il Governo Italiano porterà in sede di Consiglio d’Europa, ed è certamente una buona consuetudine, che apprezziamo. Il dibattito parlamentare rafforza certamente l’autorevolezza della Sua presenza in sede europea, anche se ciò da solo non basta: il nostro Paese deve recuperare il proprio ruolo in Europa con un lavoro duro e costante, e diamo atto al Suo Governo di essere partito col piede giusto. In Europa vi è chi ha interesse ad una piccola Italia, ad un Paese debole e succube delle decisioni di altri: questo non sta bene a noi per la dignità, per la forza e per la storia che ci contraddistinguono, ma rappresenta anche una visione miope, perché una Italia forte, invece, rafforza tutta l’Europa. Purtroppo partiamo troppo spesso da posizioni di svantaggio: come sui temi di Economia digitale e innovazione, dove tutti gli indicatori, dalla percentuale di utilizzo di internet all’uso delle nuove tecnologie nella PA, dalla diffusione della banda larga e ultralarga agli investimenti in ricerca e innovazione, ci posizionano agli ultimi posti delle classifiche europee. Sono dati impietosi, che dobbiamo impegnarci a migliorare. Ma le Istituzioni Europee devono fare la loro parte per creare le condizioni per un miglioramento di dati che vedono tutta l’Europa a valori insufficienti per reggere la competizione globale. Come? Ad esempio completando il mercato unico digitale europeo, promuovendo reali sinergie tra pubblico e privato nel settore della digitalizzazione e della infrastrutturazione, sostenendo gli investimenti specialmente sulla banda ultralarga e, non ultimo, realizzando azioni di sistema per la protezione dei dati e per la sicurezza dei sistemi digitali. Anche nel settore della ricerca e dell’innovazione, dove si rileva un calo generalizzato degli investimenti a livello europeo, l’Unione deve, da un lato, riflettere su politiche di austerità che hanno depresso questi investimenti, dall’altro lavorare per completare quella Area Europea della Ricerca ancora incompiuta, attraverso il rafforzamento delle condizioni per la mobilità dei ricercatori, della portabilità dei finanziamenti, della valorizzazione del merito, dell’apertura delle strutture di ricerca europee, specialmente pubbliche, a partenariati che valorizzino le capacità innovative presenti nel sistema, specie quelle delle PMI. Proprio per sostenere le PMI occorrerà che il programma di ricerca Horizon 2020 sia gestito con minor peso burocratico, sviluppando la positiva intuizione di mettere insieme ricerca e innovazione, che è stata una delle caratteristiche migliori di questo nuovo programma. Le PMI, infatti, specie nel nostro Paese, sono molto più capaci di innovazione di quanto possa apparire, se è vero che continuano a restare competitive a livello globale. Ma qui mi permetta un inciso: spesso gli investimenti in innovazione che gli imprenditori realizzano non vengono contabilizzati perché tale contabilizzazione non porta nessun vantaggio. In questo modo si perde l’evidenza di un importante contributo ai parametri che misurano gli investimenti complessivi in ricerca e innovazione del nostro Paese. Occorre incentivare gli imprenditori a innovare e a contabilizzare tale innovazione, e penso che si debba urgentemente affrontare il tema di una adeguata defiscalizzazione degli investimenti in innovazione. Ciò contribuirebbe non poco ad aumentare anche la fiducia degli investitori stranieri nella capacità innovativa del nostro sistema. Ricerca e innovazione richiamano immediatamente il ruolo dei giovani ricercatori che vanno valorizzati, ma anche il tema di una giovane generazione che affronta una fase difficile in condizioni di grande fragilità. L’UE deve far partire presto e bene le misure previste come l’Iniziativa Europea per i Giovani e la Youth Guarantee. Non sono misure salvifiche, lo sappiamo, ma costituiscono un segnale importante, per il quale Lei e il Governo vi siete battuti positivamente. Ora queste misure vanno integrate con un maggiore e migliore utilizzo dei fondi strutturali e con un impegno della BEI per il sostegno delle imprese e della valorizzazione dei giovani. Da parte italiana, occorrerà poi che lo Stato e le Regioni trovino il modo migliore di finalizzare questi investimenti evitando guerre tra poveri e inutili distribuzioni a pioggia delle risorse, peraltro non eccessive, a disposizione. Non vorrei entrare in merito al tema dell’unione economica e monetaria, già molto dibattuto, e mi limito a rilevare come sia indispensabile monitorare con attenzione gli avanzamenti del progetto verso una vera politica economica dell’eurozona, e anche questo Consiglio rappresenta un’opportunità in questo senso. Infine come non apprezzare che si sia messo all’odg il tema di una politica comune sull’immigrazione? Lei ha detto molto nella sua esposizione, e ha detto parole fortemente condivisibili. La difesa dei confini meridionali dell’Europa, la necessaria solidarietà ai migranti, il tema dei corridoi umanitari, la condivisione delle emergenze purtroppo sempre più frequenti, il rapporto politico con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo costituiscono argomenti troppo importanti per non essere assunti dall’intera Unione, e su questo la posizione del nostro Paese dovrà essere forte e decisa, come Lei ha annunciato. Mi permetta, signor Presidente, di concludere con una considerazione generale. Quando in ippica si vuole dare a tutti i cavalli la medesima possibilità di vittoria, si ricorre alla gara a handicap, nella quale al cavallo più forte viene assegnato il peso maggiore, mentre i cavalli più deboli vengono caricati di pesi minori in funzione della loro forza. L’Europa deve decidere se dare a tutti l’opportunità di vincere o almeno di arrivare dignitosamente in fondo alla gara: oggi le regole del gioco non sono certamente così, perché i pesi maggiori vengono spesso caricati sulle spalle dei più deboli, al di là delle molte parole sulle politiche di coesione. Il nostro Paese porta pesi dovuti a propri difetti e demeriti storici, a partire dall’enorme debito pubblico, ma anche pesi oggettivi, come nel caso dell’immigrazione. E spesso abbiamo avuto sulle spalle anche pesi di altri, come quando la Germania fece pagare a tutta l’Unione il costo della propria riunificazione, salvo dimenticarsene dopo pochi anni. L’Europa deve decidere come ripartire i pesi e i costi reali della crescita e della competitività, e non può ridursi ad un approccio burocraticamente scontato. Lasciare per strada i cavalli più deboli non è un vantaggio per nessuno. Il nostro Governo ha un compito politicamente fondamentale in questo senso e il Semestre di presidenza italiana, come da Lei affermato, è una opportunità che non possiamo perdere. 22.10.2013

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